
26 agosto 2025
Che fosse per traiettoria di vita o per interessi differenti, non mi ero mai posto la questione del viaggiare fuori dall’Europa. Una prospettiva ribaltata in un attimo, un pomeriggio di alcuni mesi fa. Un messaggio di Angelo Ferracuti, una breve chiamata che si concludeva con un “buon viaggio allora!”, e da lì altre chiamate, dubbi, risposte, video call, vaccini, scambi di contatti e informazioni che mi portavano gradualmente in un mondo che mi sembrava quanto mai lontano e diverso dal mio. Un piccolissimo mondo chiamato Eswatini, l’ultima monarchia assoluta dell’Africa, per raccontare l’impegno sociale di una ONG italiana, Cospe, in quel Paese: dai progetti di inclusione delle comunità LGBTQI nelle città, agli interventi per portare l’acqua potabile nelle comunità rurali, fino alle attività di sostegno al turismo locale. Due settimane intense, immerso pienamente nella controversa realtà di questo angolo di Africa perso tra le montagne. Un luogo “in cui non accade nulla, praticamente come la Val di Susa”, mi è stato detto. Per me, un invito a nozze.
Gli appunti delle lezioni e i pensieri nati o sviluppati alla Jack London sono stati strumenti indispensabili per osservare e raccontare ciò che mi circondava, per farlo con occhio critico e consapevole, sempre pensando a cosa si racconta, come lo si fa, e quali significati si trasmettono nel farlo. Ancora più importanti sono stati il supporto e il confronto con alcuni dei docenti (grande cuore per Marco Longari) e con ex alunne e alunni.
Un’occasione irripetibile per un’esperienza che mi ha insegnato molto.













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